Il pane buono

contro lo spreco alimentare

IL PANE BUONO

L’evoluzione del cibo dell’uomo in chiave ecologica e sostenibile

Gli Chef contro lo spreco alimentare

 

Non è un tema recente quello dello spreco alimentare. Tutt’altro. Da quando industrializzazione e consumismo hanno reso l’approvvigionamento di cibo così facile ed illimitato questo deprecabile effetto collaterale ha iniziato a radicarsi nella nostra catena alimentare e nelle nostre abitudini quotidiane. Forse complice anche lo scarso coinvolgimento nella sua produzione il cibo ha perso, nelle aree ricche del pianeta si intende, il suo valore iniziale.

Nel nostro immaginario lo spreco di cibo lo facciamo risalire agli sfarzi delle grandi corti e dei loro opulenti banchetti. Ma storici del calibro di Massimo Montanari screditano questa visione. Era indiscutibilmente copioso il consumo di cibo da parte di monarchi e nobili. Ma allo stesso modo esisteva una vera e propria economia del recupero. Nel caso della monarchia assoluta parigina, ad esempio, con tanto di ufficiali addetti alla ridistribuzione del cibo avanzato. Ma pur senza scomodare blasonati ed aristocratici, tutti noi sappiamo che nelle nostre campagne, fino a pochi decenni fa, lo spreco del cibo era considerato quasi un delitto. Ne sono una testimonianza gli innumerevoli ricettari regionali che contemplano ricette basate sul recupero degli avanzi così come l’eredità verbale delle nostre nonne. Quante volte abbiamo le abbiamo sentite intimarci ‘il pane non si butta!’.

Ma oltre al più visibile dello spreco, che è quello che avviene nelle nostre case o in ristoranti e supermercati, esiste una parte consistente del fenomeno celata dietro al processo di produzione e trasferimento degli alimenti dai campi alla tavola.

Le statistiche ci raccontano di dati allarmanti. Senza entrare nel dettaglio di grafici e cifre, si stima che un terzo del cibo prodotto nelle aree industrializzate del mondo finisca nel cassonetto e che, (dati FAO) con il cibo sprecato ogni giorno, si potrebbe sfamare quattro volte gli 800 milioni di persone denutrite del pianeta.

Numeri che fanno arrossire e che pare abbiamo scosso le coscienze di alcuni tra i più noti chef al mondo. Grandi professionisti che, pur cucinando ogni giorno per allietare i palati, si sono resi consapevoli della loro influenza sul tema e si sono prodigati in varie iniziative.

Da Oldani a Bottura, da Alain Ducasse a René Redezpi, tutti i migliori, tra nuove leve e vecchie glorie titolate dell’alta ristorazione, hanno dato il loro contributo per richiamare l’attenzione sul problema.

C’è chi, come Davide Oldani, rivendica il concetto che una buona cucina non fa sprechi e che la questione vada risolta a monte ottimizzando gli acquisti ed utilizzando ingredienti di stagione.

Oppure chi, come il magnifico Massimo Bottura, si prodiga nel recupero dello spreco. Con la sua associazione no profit Food For Soul volontari e chef recuperano ingredienti di qualità e perfettamente commestibili, ma altrimenti destinati a essere sprecati, e li trasformano in pasti completi, nutrienti e salutari per sfamare senzatetto, bisognosi e famiglie in condizione di vulnerabilità sociale. Finora grazie a questa associazione sono state recuperate ben 25 tonnellate di cibo altrimenti destinato alla discarica.

Oltre alle iniziative dei grandi ed alle auspicabili revisioni alla catena produttiva e distributiva di competenza delle nostre istituzioni è maturo il tempo per un’evoluzione della nostra coscienza individuale e sociale. Possiamo infatti nel nostro quotidiano mettere in atto gesti ed azioni di buon senso.

Eccone alcuni:

  • Organizzare la lista della spesa

Non fare la spesa in modo estemporaneo ma pianificando più pasti così da evitare sprechi.

  • Non fare mai la spesa a stomaco vuoto

Raccomandazione banale ma molto efficace per evitare di acquistare molto di più di quello di cui abbiamo bisogno.

  • Acquistare un ricettario

Esistono interessanti ricettari in commercio che istruiscono sull’utilizzo degli avanzi per la realizzazione di ricette squisite.

  • Realizzare dolci con gli scarti delle nostre centrifughe

Gli scarti prodotti dalla realizzazione delle nostre centrifughe fresche sono ricchissime di fibre e si prestano alla realizzazione di ottimi dessert.

  • Richiedere la Doggy Bag al Ristorante

Fenomeno di uso comune negli Stati Uniti si sta lentamente diffondendo anche  in Europa. Non vergogniamoci di richiederla al ristorante per portare a casa quanto avanzato. E’ solo segno di civiltà.

  • La condivisione.

Condividiamo con un vicino, un parente, un amico il nostro cibo in eccesso.

L’ultimo punto è il mio punto preferito perché condividere fa bene al pianeta, migliora i nostri rapporti umani e restituisce al cibo il valore che merita.

Verde Camilla Parmigiani

Ciao. Sono Verde Camilla Parmigiani e solo l’autrice di questi articoli. Segui Vegan Set sui social se vuoi rimanere sempre aggiornato.

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